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Si dice che l'estradizione sia "passiva" (o straniera) quando il nostro stato viene richiesto, da uno stato non appartenente all'Unione Europea, di consegnare una persona per gli scopi descritti nell'epigrafe.
Il nostro ordinamento giuridico, ispirato ai principi liberaldemocratici, riconosce il tema al quale la richiesta di estradizione si riferisce alla tutela dei diritti fondamentali della persona, anche prevedendo un numero di limiti alla concessione dell'estradizione.


In primo luogo, l'estradizione non può essere concessa per un reato politico (articoli 10, 4 e 26, articolo 2, articolo 698, paragrafo 1 e articolo 3 della legge n. 300/1963) per un reato posto in essere per opporsi a regimi illiberali o per rivendicare un diritto fondamentale della persona, e in tutti i casi in cui ha motivo di ritenere che il processo dell'estradato possa essere influenzato da fattori ideologici, scopi politici o puramente persecutori.


L'estradizione è inoltre vietata ogniqualvolta vi sia motivo di ritenere che la persona da consegnare possa essere soggetta, nello Stato richiedente, a atti persecutori o discriminatori per motivi di razza, religione, sesso, nazionalità, lingua, opinioni politiche o condizioni personali e sociali (ad esempio "clausola di non discriminazione") o trattamento crudele, inumano o degradante.


Infine, vi è un divieto assoluto di estradizione laddove quest'ultimo si riferisca a un reato punibile ai sensi della legge dello Stato richiedente con la pena di morte (C. Cost, 27.6.1996, n. 223), a meno che la disciplina patrimoniale preveda la pena capitale automatica nella corrispondente pena prevista dall'ordinanza dello Stato richiedente o, quando la punizione sia già stata imposta, nella più severa pena detentiva prevista da tale legge.


Come è fatta la richiesta di estradizione?
La procedura passiva di estradizione inizia con la ricezione di una richiesta - a cui deve essere allegata la copia della misura restrittiva della libertà personale (in caso di estradizione) o una copia della sentenza di condanna divenuta esecutiva (in caso di estradizione esecutiva) - inoltrata dallo Stato richiedente al Ministro della giustizia.
Al fine di consentire la verifica dell'assenza di condizioni per l'estradizione, la domanda deve essere accompagnata da una relazione sui fatti a carico della persona a cui è presentata la richiesta, indicando l'ora e il luogo di commissione dei fatti e la loro qualifica legale, sia il testo delle disposizioni legali applicabili.


lo Stato richiedente deve indicare i particolari e ogni altra informazione utile a determinare l'identità e la nazionalità del soggetto e deve specificare se il fatto per il quale è richiesta l'estradizione è punibile con la pena di morte, indicando in tal caso , quali sono le assicurazioni previste per tale pena da non imporre o, se già imposto, non viene eseguita. Sia la domanda che la documentazione allegata devono essere tradotte dallo Stato richiedente nella lingua italiana (articolo 700 del codice civile italiano, pagg. 12 e 13 della legge n. 300/1963).


Il ministro della Giustizia, nella prima fase della procedura di estradizione, puramente amministrativo, ha un'ampia discrezionalità - basata su considerazioni puramente politiche - non concedendo l'estradizione di un cittadino o addirittura respingendo una richiesta di estradizione, senza investire l'autorità giudiziaria, a meno che la fonte patrimoniale di riferimento esenti dall'obbligo di estradizione in presenza delle condizioni stabilite nella Convenzione stessa, la cui valutazione è restituita all'autorità giudiziaria.


Allo stesso modo, quando più Stati richiedenti hanno richieste multiple di estradizione, relative allo stesso argomento, per gli stessi fatti o per fatti diversi, spetta al Ministro della giustizia non solo valutare la loro ammissibilità, ma anche stabilire la loro ammissibilità, ordine di precedenza, alla luce dei criteri individuati sia dalle norme concrete che da quelle codicanti (articoli 697 cpp, 6 e 17 ln 300/1963).


Quale è la procedura?
Se ritiene che non debba abolire la richiesta di estradizione, il Ministro della giustizia lo invia al Procuratore generale presso la competente corte d'appello, avviando così la seconda fase della procedura di estradizione, che è di natura giudiziaria e caratterizzata dal riconoscimento, alla persona da estradare, di una serie di garanzie tipiche della revisione giudiziaria.


Al ricevimento della richiesta, il Pubblico Ministero convoca la persona ricercata - con l'assistenza di un difensore di fiducia o, in mancanza, un avvocato d'ufficio, avvisato almeno ventiquattro ore prima - per identificare e raccogliere, se necessario, l'estradizione, a meno che - nel caso di un interrogatorio di sicurezza fatto dopo l'esecuzione di una misura coercitiva o quando l'arresto sia stato ordinato dalla polizia giudiziaria, in via d'urgenza - non sia stato identificato e interrogato sulla volontà di esprimere il loro consenso all'estradizione.


Se c'è consenso, la procedura di estradizione diventa notevolmente semplificata, rendendo l'intera fase giudiziaria non necessaria davanti alla corte d'appello (estradizione consensuale). Il verdetto consensuale e testuale deve essere trasmesso anche al Ministro della Giustizia che deve decidere sull'estradizione, dato che la presenza del consenso non si discosta dal bisogno di rispettare le condizioni per l'estradizione.


Se non vi è consenso, il Pubblico Ministero, entro tre mesi dal ricevimento della domanda, dopo aver raccolto la documentazione e le informazioni necessarie, se necessario, ha presentato, presso la cancelleria della Corte d'Appello, la sua coercizione in uno degli atti e le cose si impadronirono, dando aviso alla persona da estradare al suo difensore e ad ogni rappresentante dello Stato richiedente che abbia fatto uso del diritto di intervenire nella procedura di estradizione (Articolo 703 CC)

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