Detenuti italiani all’estero, trasferimento in italia, avvocato penale

Studio legale internazionale, avvocato penalista per Detenuti italiani all’estero, trasferimento in italia

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Si tratta del trasferimento di persone condannate per indicare la procedura con la quale una persona condannata, che sta già scontando una pena in un paese straniero, viene trasferita nel paese di origine per continuare e terminare l'esecuzione della sentenza.

Ha principalmente uno scopo puramente umanitario volto a favorire, in alcuni casi, il reinserimento sociale delle persone condannate, avvicinandole al loro paese di origine ed evitando così tutte le difficoltà derivanti da differenze sociali, culturali e linguistiche, assenza di contatti con i familiari, in virtù dell'esecuzione della pena in un paese straniero.



Istituzioni per l'esecuzione di sentenze straniere in Italia (articoli 730-741 cpp) e l'esecuzione di sentenze penali da parte di tribunali italiani (articoli 742-746 cpp) rivelano la ragione di essere nella prospettiva di un miglioramento del rapporto giudiziario con le autorità di frontiera al fine di creare uno "spazio giudiziario internazionale comune".
L'obiettivo si combina anche con lo scopo di riabilitare la punizione (Articolo 27 Cost.), Dal momento che la persona condannata ha maggiori possibilità di reinserimento se può punire il paese in cui ha legami sociali e familiari.

La disciplina codicistica è stata recentemente completata con il decreto legislativo n. 7.9.2010, n. 161 che, nel recepire la decisione quadro 2008/909 / GAI, consente l'esecuzione, in uno Stato membro dell'Unione europea diverso dallo Stato di emissione, di sanzioni penali per la reclusione o la privazione della libertà.

Data la natura profondamente innovativa della legislazione in questione, l'ambito di applicazione dell'istituzione di riconoscimento presenta alcuni punti di contatto con la procedura stabilita nella Convenzione sul trasferimento delle persone condannate, adottata a Strasburgo il 21 marzo 1983 (e ratificata in Italia con 334 del 25 luglio 1988) e con quella del "mandato di arresto europeo" (di cui alla decisione quadro 2002/584 / GAI, recepita in Italia il 22 aprile 2005, n. 69).

Disciplina l'approvazione (articoli da 4 a 8) di una sentenza di condanna emessa dall'autorità giudiziaria italiana per la sua esecuzione in un altro Stato membro dell'Unione europea.

La trasmissione all'estero è disponibile al momento dell'emissione dell'ordine di esecuzione di cui agli articoli 656 o 659 del codice di procedura penale o, quando l'ordine è già stato eseguito in qualsiasi momento successivo, oltre la data in cui la sanzione o la misura di sicurezza residua da adottare è inferiore a sei mesi.

L'autorità giudiziaria competente trasmette la trasmissione a meno che non venga emessa una causa di sospensione dell'esecuzione e quando siano soddisfatte le seguenti condizioni:

1.    l'esecuzione della pena o la misura di sicurezza all'estero è intesa a favorire il reinserimento sociale della persona condannata;

2.    il reato per il quale è stata emessa la condanna è punibile con una pena massima non inferiore a tre anni;

3.    il condannato si trova nel territorio dello Stato o dello Stato di esecuzione;

4.    la persona condannata non è soggetta ad altri procedimenti penali o non sta scontando un'altra condanna di condanna o esecuzione di una misura di sicurezza, se non diversamente concordato dall'autorità giudiziaria competente per i procedimenti penali in corso o per l'esecuzione.

La Corte d'appello riconosce la condanna emessa in un altro Stato membro dell'Unione europea ai fini della sua esecuzione in Italia quando sono soddisfatte congiuntamente le seguenti condizioni:

1.    la persona condannata ha la cittadinanza italiana;

2.    il condannato ha il suo luogo di residenza, dimora o domicilio nel territorio dello Stato o deve essere espulso in Italia per ordine di espulsione o di espulsion

3.    la persona condannata si trova nel territorio o nello stato di emissione;

4.    la persona condannata ha acconsentito alla trasmissione, salvo quanto previsto al paragrafo 4 (Il consenso della persona condannata non è richiesto se utilizza congiuntamente le condizioni di cui al paragrafo 1, lettere a) eb), o se la persona condannata è fuggito in Italia o è stato rinviato per un procedimento penale o in seguito alla sentenza e il Ministro della giustizia ha autorizzato l'esecuzione in Italia ai sensi dell'articolo 12, paragrafo 2;

5.    l'atto è anche previsto come reato dalla legge nazionale, indipendentemente dagli elementi costitutivi o dalla denominazione del reato, ad eccezione di quanto previsto all'articolo 11;

6.    la durata e la natura della sanzione o la misura di sicurezza applicate nello Stato di emissione sono compatibili con la legge italiana, fatta salva la possibilità di adeguamento entro i limiti di cui al paragrafo 5.

La corte d'appello procede anche al riconoscimento quando le condizioni di cui alle sottosezioni c), d), e) ed f) sono utilizzate congiuntamente e il Ministro della Giustizia ha dato il consenso all'esecuzione della sentenza di condanna in Italia rilasciato a una persona che non ha la cittadinanza italiana, in conformità con l'articolo 12, paragrafo 2.

La pena detentiva e la misura restrittiva della sicurezza personale non possono essere convertiti in sanzioni finanziarie.

Una volta riconosciuto dalla magistratura italiana, il giudizio straniero è lo stesso di quello italiano. Vengono applicate tutte le disposizioni che disciplinano l'esecuzione della pena, nonché le cause di estinzione del reato (amnistia) o punizione (accusa e grazia). Nel determinare la penalità, si dovrebbe tenere conto dello sconto nello Stato di emissione.

Ai sensi dell'articolo 24 della decisione quadro, si stabilisce che lo Stato italiano è tenuto a sopportare le spese di esecuzione solo dopo il trasferimento in Italia della persona condannata all'estero e le spese sostenute nel territorio dello Stato vista e in base al trasferimento attivo all'estero.


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