Vai al contenuto
Arresto o estradizione in corso? Chiama +39 338 568 1354 · WhatsApp · 7 giorni su 7

Procedura di estradizione

Doppia incriminazione e estradizione

Il controllo che può fermare la consegna

  • Iscritto all'Ordine degli Avvocati di Napoli
  • Sedi a Napoli, Roma e Milano
  • Reperibile 7 giorni su 7

A cura dell'Avv. Francesco Gargiulo · Aggiornato il · 1970 parole

Risposta breve

La doppia incriminazione è la condizione per cui l'estradizione è ammessa solo se il fatto è previsto come reato sia dalla legge italiana sia da quella dello Stato richiedente (art. 13 c.p.). La Corte d'Appello la verifica sul fatto concreto, non sul nome del reato, e la mancanza impedisce una sentenza favorevole.

Doppia incriminazione e estradizione: i passi da seguire in sintesi
I passi da seguire: Doppia incriminazione e estradizione
Indice della pagina
  1. Che cos'è la doppia incriminazione e da dove nasce?
  2. Come la verifica la Corte d'Appello?
  3. La doppia incriminazione nella Convenzione europea e nei trattati bilaterali
  4. Doppia incriminazione e mandato d'arresto europeo: dove cambia
  5. Quali reati pongono più spesso problemi di doppia incriminazione?
  6. Cosa fare subito se si teme di non rientrare nella doppia incriminazione
  7. Errori da evitare
  8. Caso pratico (esempio illustrativo)
  9. Quando contattare l'avvocato

La doppia incriminazione nell'estradizione è la regola per cui l'Italia consegna una persona a uno Stato estero solo per un fatto che costituisce reato in entrambi gli ordinamenti. Il principio è scritto nell'art. 13 c.p. e ritorna in quasi tutte le convenzioni. In concreto, la difesa deve dimostrare che la condotta descritta nella domanda, se fosse stata commessa in Italia, non sarebbe punita.

Che cos'è la doppia incriminazione e da dove nasce?

La doppia incriminazione è la condizione per cui il fatto oggetto della domanda deve essere previsto come reato sia dalla legge dello Stato richiedente sia da quella dello Stato richiesto. Nel nostro ordinamento la fonte è l'art. 13 c.p., richiamato dall'art. 705 c.p.p. e ripreso dalle convenzioni internazionali.

La ragione è semplice: nessuno Stato dovrebbe privare della libertà una persona, su richiesta di un altro Stato, per un comportamento che nel proprio territorio è lecito. Il principio tutela quindi il legame tra libertà personale (art. 13 Cost.) e legalità penale. Per questo la verifica non è una formalità, ma uno dei primi punti che la Corte d'Appello esamina quando riceve gli atti dal Ministero della Giustizia.

Come la verifica la Corte d'Appello?

La Corte d'Appello confronta il fatto descritto nella domanda con le norme penali italiane e decide se, trasposto in Italia, integrerebbe un reato. Il giudizio riguarda il fatto storico, non il nome del reato, e si svolge nel procedimento disciplinato dagli artt. 704 e 705 c.p.p.

Il metodo si articola in tre passaggi. Primo: si ricostruisce la condotta così come risulta dall'esposizione dei fatti allegata alla domanda, senza riesaminare il merito dell'accusa. Secondo: si individua la norma italiana che punirebbe quella condotta, considerando anche le circostanze, ad esempio il luogo, la qualifica soggettiva e l'evento. Terzo: si verifica che la norma italiana non sia estinta o inapplicabile, per esempio per una causa di non punibilità. Se uno dei passaggi non regge, la sentenza è contraria.

Controllo in astratto e controllo in concreto

La giurisprudenza di legittimità distingue due modi di leggere il requisito. Nel controllo in astratto si confrontano le fattispecie come norme, nel controllo in concreto si guarda al comportamento effettivamente contestato. Per l'estradizione prevale il secondo approccio, perché l'obiettivo è evitare consegne per condotte lecite, non pretendere che le leggi dei due Stati siano identiche.

Per la difesa la conseguenza è pratica. Occorre leggere con attenzione l'esposizione dei fatti, perché una descrizione generica o priva di condotte individuali può impedire il confronto e giustificare la richiesta di informazioni complementari oppure il rifiuto della consegna.

La doppia incriminazione nella Convenzione europea e nei trattati bilaterali

La Convenzione europea di estradizione di Parigi del 13 dicembre 1957 ammette l'estradizione per i fatti puniti da entrambe le legislazioni con una pena detentiva massima di almeno un anno, oppure, se è già stata pronunciata condanna, con una pena residua di almeno quattro mesi. I trattati bilaterali, quando esistono, fissano soglie proprie o elencano i reati.

Alcuni trattati usano il criterio della soglia di pena, altri una lista di reati, altri ancora un criterio misto. Per questo lo studio verifica sempre lo strumento applicabile allo Stato richiedente prima di impostare la difesa. Per un confronto tra le fonti si può consultare la pagina dedicata ai trattati internazionali in materia di estradizione e quella sulla Convenzione europea di estradizione.

Tabella – Come cambia il controllo a seconda dello strumento

StrumentoControllo di doppia incriminazioneSoglia di pena indicativa
Estradizione secondo la Convenzione europea del 1957Richiesto per ogni fattoMassimo edittale di almeno un anno, oppure condanna residua di almeno quattro mesi
Mandato d'arresto europeo per processoRichiesto, salvo categorie elencateMassimo di almeno dodici mesi
Mandato d'arresto europeo per esecuzione di penaRichiesto, salvo categorie elencateCondanna di almeno quattro mesi
Mandato d'arresto europeo per reati in elencoEsclusoMassimo di almeno tre anni nello Stato di emissione
Trattato bilateraleDipende dal testoVa verificata nel singolo trattato

Doppia incriminazione e mandato d'arresto europeo: dove cambia

Nel mandato d'arresto europeo la decisione quadro 2002/584/GAI esclude il controllo per le categorie di reati elencate, purché puniti nello Stato di emissione con almeno tre anni di pena massima. Fuori da quell'elenco la verifica resta obbligatoria, e la legge n. 69/2005 consente il rifiuto se il fatto non è reato in Italia.

Questo è uno dei punti in cui MAE ed estradizione divergono di più. Nell'estradizione verso uno Stato terzo non esiste alcuna esenzione: ogni fatto va verificato. Nel MAE, invece, l'esenzione opera sull'elenco, ma l'autorità italiana può comunque controllare se la categoria indicata dallo Stato di emissione corrisponde davvero ai fatti descritti. Una indicazione palesemente errata è un motivo di opposizione. Approfondimenti sono nella pagina sulla differenza tra mandato d'arresto europeo ed estradizione.

Quali reati pongono più spesso problemi di doppia incriminazione?

I problemi emergono soprattutto dove gli ordinamenti si distanziano: reati tributari e valutari, reati di opinione e diffamazione, insolvenze e assegni, reati associativi costruiti in modo diverso, violazioni amministrative trattate come penali e reati legati alla pubblica sicurezza o alla religione.

Nei reati economici il confronto dipende dal modo in cui la condotta è descritta: l'omesso versamento di imposte, la fatturazione irregolare o l'uso di una società schermo hanno corrispondenti italiani solo se emergono gli elementi della fattispecie. Nei reati associativi la domanda può contestare una semplice appartenenza a un gruppo, mentre la norma italiana richiede un programma criminoso e un contributo. Per i reati contro lo Stato o il sentimento religioso, la mancanza di corrispondente italiano è spesso decisiva, e si lega al divieto per i reati politici dell'art. 698 c.p.p. Sul tema fiscale si veda anche la pagina sull'estradizione per reati tributari.

Cosa fare subito se si teme di non rientrare nella doppia incriminazione

Chi riceve notizia di una domanda o di un arresto deve raccogliere gli atti e individuare con precisione i fatti contestati. Il tempo conta, perché la Corte d'Appello deve decidere entro termini serrati.

  1. Chiamare subito l'avvocato e fornire il nome dello Stato richiedente, la data dell'arresto e il numero del provvedimento, se noto.
  2. Chiedere copia degli atti trasmessi dallo Stato richiedente, in particolare l'esposizione dei fatti e le norme applicate.
  3. Richiedere la traduzione degli atti in una lingua comprensibile, se non è stata fornita.
  4. Annotare per ciascun fatto contestato data, luogo, ruolo attribuito e norma straniera richiamata.
  5. Verificare con il difensore se esiste un corrispondente italiano per ogni fatto, e quale.
  6. Predisporre una memoria difensiva per l'udienza davanti alla Corte d'Appello, con le eccezioni sulla doppia incriminazione.
  7. Valutare le ulteriori eccezioni collegate, come prescrizione, ne bis in idem e diritti fondamentali.

Errori da evitare

Alcuni errori ricorrono nei casi seguiti e possono compromettere la difesa fin dalle prime ore dopo l'arresto.

  • Ritenere che basti il nome diverso del reato: il confronto è sul fatto, e un nome estero sconosciuto non prova la mancanza di corrispondente italiano.
  • Sostenere l'assenza di doppia incriminazione senza confrontare le norme italiane possibili, perché la Corte cerca ogni fattispecie compatibile.
  • Dimenticare che il requisito va verificato per ogni fatto separatamente, con effetti diversi sulla consegna parziale.
  • Trascurare la soglia di pena, che può escludere l'estradizione anche quando il fatto è reato in entrambi gli Stati.
  • Rinunciare all'udienza o dare il consenso alla consegna senza avere prima valutato la doppia incriminazione.
  • Affidarsi a dichiarazioni spontanee alle forze dell'ordine prima di avere nominato un difensore.

Caso pratico (esempio illustrativo)

Situazione. Un cittadino italiano viene arrestato all'aeroporto in esecuzione di una richiesta di uno Stato extraeuropeo. La domanda contesta una condotta qualificata come «frode commerciale», consistente nella mancata consegna di merce già pagata, e indica una pena massima superiore a un anno.

Strategia difensiva. La difesa analizza l'esposizione dei fatti e rileva che manca qualsiasi elemento di artifizio o raggiro: si descrive un inadempimento contrattuale. Eccepisce quindi, davanti alla Corte d'Appello, l'assenza di un corrispondente reato italiano e chiede, in subordine, informazioni complementari sugli elementi della condotta.

Esito possibile. Se la Corte condivide la lettura, pronuncia sentenza contraria e l'estradizione non può essere concessa. Se invece individua nella domanda elementi di inganno, il requisito è soddisfatto e la difesa si concentra su altri motivi. L'esito dipende dagli atti concreti e non è prevedibile in astratto.

Quando contattare l'avvocato

Conviene contattare l'avvocato appena si ha notizia di un arresto, di una domanda di estradizione o di un mandato a proprio carico, perché il controllo di doppia incriminazione si prepara sugli atti prima dell'udienza. L'Avv. Francesco Gargiulo assiste le persone raggiunte da domande estere e i loro familiari. Si può chiamare o scrivere su WhatsApp al +39 338 568 1354, anche di notte e nei giorni festivi, quando l'arresto è in corso.

In sintesi

  • Il fatto contestato deve essere reato sia in Italia sia nello Stato richiedente: lo prevede l'art. 13 c.p.
  • Il controllo riguarda la condotta storica descritta nella domanda, non l'etichetta giuridica scelta dall'autorità estera.
  • La Convenzione europea del 1957 richiede inoltre una soglia minima di pena per i reati che giustificano l'estradizione.
  • Nel mandato d'arresto europeo il controllo viene escluso per le categorie di reato elencate dalla decisione quadro 2002/584/GAI.
  • Chi è raggiunto da una domanda può eccepire la mancanza di doppia incriminazione davanti alla Corte d'Appello e poi in Cassazione.
  • Se la doppia incriminazione riguarda solo parte dei fatti, la consegna può essere limitata a quelli per cui il requisito è soddisfatto.

Arresto, mandato o richiesta di estradizione in corso? Ogni ora conta: termini di convalida, udienze e ricorsi sono brevi. Chiami o scriva all'Avv. Francesco Gargiulo: +39 338 568 1354 · WhatsApp · gargiulo.avvfrancesco@yahoo.it.

Domande frequenti

Che cosa significa doppia incriminazione in parole semplici?

Significa che l'Italia consegna una persona a un altro Paese solo per un comportamento che sarebbe punito come reato anche secondo la legge italiana. Se il fatto è lecito in Italia, anche se vietato all'estero, la Corte d'Appello non può pronunciare una sentenza favorevole all'estradizione.

La doppia incriminazione vale anche per il mandato d'arresto europeo?

Vale, ma con una eccezione importante. Per le categorie di reati elencate nella decisione quadro 2002/584/GAI, punite nello Stato di emissione con almeno tre anni di pena massima, il controllo non si fa. Per tutti gli altri reati la verifica resta e può portare al rifiuto della consegna.

Il nome del reato deve essere identico in Italia e all'estero?

No. Il nome giuridico può essere diverso e anche gli elementi costitutivi possono non coincidere perfettamente. Conta che la condotta descritta nella domanda integri, se commessa in Italia, una fattispecie penale. La verifica avviene sul fatto storico e sulle sue circostanze, non sulla qualificazione scelta dallo Stato richiedente.

Chi controlla la doppia incriminazione e in quale momento?

La controlla la Corte d'Appello nel procedimento previsto dagli artt. 704 e 705 c.p.p., dopo l'arresto e prima della decisione del Ministro della Giustizia. Può essere riesaminata dalla Corte di cassazione se la difesa propone ricorso per violazione di legge contro la sentenza della Corte d'Appello.

Se il fatto è reato in Italia ma prescritto, l'estradizione è possibile?

La doppia incriminazione e la prescrizione sono controlli distinti. Un fatto può essere reato in entrambi gli ordinamenti e tuttavia essere estinto per decorso del tempo secondo la legge di uno dei due Stati. In quel caso la difesa può far valere la prescrizione come ulteriore ostacolo, secondo lo strumento applicabile.

Cosa succede se solo uno dei reati contestati rispetta la doppia incriminazione?

La Corte d'Appello può pronunciarsi in senso favorevole soltanto per i fatti che superano il controllo e in senso contrario per gli altri. La consegna resta allora limitata ai primi, e lo Stato richiedente non potrà giudicare la persona per gli altri a causa del principio di specialità.

Fonti normative e istituzionali

Approfondimenti collegati