Vai al contenuto
Arresto o estradizione in corso? Chiama +39 338 568 1354 · WhatsApp · 7 giorni su 7

Mandato d'arresto europeo

Ordine di protezione europeo

Tutela della vittima e difesa dell'indagato

  • Iscritto all'Ordine degli Avvocati di Napoli
  • Sedi a Napoli, Roma e Milano
  • Reperibile 7 giorni su 7

A cura dell'Avv. Francesco Gargiulo · Aggiornato il · 2006 parole

Risposta breve

L'ordine di protezione europeo, previsto dalla direttiva 2011/99/UE, estende in un altro Stato membro una misura di protezione penale già disposta, come il divieto di avvicinarsi alla vittima. La vittima ne fa richiesta quando si trasferisce, e lo Stato di esecuzione adotta una misura equivalente. L'indagato può contestare il riconoscimento e la proporzione della misura.

Ordine di protezione europeo: i passi da seguire in sintesi
I passi da seguire: Ordine di protezione europeo
Indice della pagina
  1. Che cos'è l'ordine di protezione europeo?
  2. Quali misure rientrano nell'ordine?
  3. Come si chiede l'ordine? Il lato della vittima
  4. Come si difende l'indagato? Il lato della persona colpita dall'ordine
  5. Cosa accade se l'ordine viene violato?
  6. Come si collega alle altre misure europee?
  7. Cosa fare subito
  8. Errori da evitare
  9. Caso pratico (esempio illustrativo)
  10. Quando contattare l'avvocato

L'ordine di protezione europeo serve a non lasciare scoperta una persona protetta quando cambia Paese. Una misura che vieta a un soggetto di avvicinarsi, in uno Stato dell'Unione, può essere riconosciuta in un altro Stato membro e produrre effetti equivalenti. La disciplina riguarda sia la vittima, che chiede tutela, sia l'indagato, che deve potersi difendere.

Che cos'è l'ordine di protezione europeo?

L'ordine di protezione europeo è una decisione che estende in un altro Stato membro una misura di protezione penale già disposta. Si fonda sulla direttiva 2011/99/UE e sul riconoscimento reciproco: lo Stato di esecuzione non riesamina il merito, ma adotta misure previste dal proprio diritto, che garantiscano una tutela analoga alla persona protetta.

Lo strumento nasce da un problema pratico. Una persona vittima di violenza, minacce o stalking può essere protetta in uno Stato da un divieto di avvicinamento, ma perdere la protezione se si trasferisce. Con l'ordine europeo la tutela la segue nel nuovo Paese senza ricominciare il procedimento.

In Italia la direttiva è stata attuata con un decreto legislativo di attuazione. L'autorità competente al riconoscimento e le modalità sono indicate dalla normativa interna, che lo studio verifica caso per caso. Il tema è collegato ai reati da cui nasce la misura, spesso trattati nella pagina su stalking e violenza domestica nel contesto europeo.

Quali misure rientrano nell'ordine?

Rientrano le misure penali di protezione che vietano o limitano determinate condotte: entrare in luoghi dove la persona protetta risiede o lavora, avere contatti con lei con qualsiasi mezzo, avvicinarsi oltre una certa distanza. L'elenco è tassativo e non comprende ogni provvedimento restrittivo.

Tabella – Misure e conseguenze nell'ordine di protezione europeo

MisuraContenutoChi la richiedeEffetto per l'indagato
Divieto di frequentare luoghiNon entrare in aree indicatePersona protettaLimite di movimento nello Stato di esecuzione
Divieto di contattoNessuna comunicazione con la persona protettaPersona protettaControllo di telefonate, messaggi e contatti tramite terzi
Divieto di avvicinamentoDistanza minima da rispettarePersona protettaObbligo di allontanarsi in caso di incontro
Altre misure notificatePreviste dall'ordinamentoAutorità emittenteDipende dal riconoscimento

La decisione che adotta lo Stato di esecuzione non deve essere identica alla misura originale. Deve essere una misura prevista dal proprio diritto che ne riproduca, per quanto possibile, la funzione protettiva.

Come si chiede l'ordine? Il lato della vittima

La richiesta spetta alla persona protetta che si trasferisce o intende trasferirsi in un altro Stato membro. La presenta all'autorità competente dello Stato in cui la misura è stata disposta, che valuta se la misura sia ancora in vigore e se il trasferimento sia reale, poi trasmette l'ordine all'autorità dello Stato di destinazione.

La vittima deve indicare lo Stato di destinazione e la durata prevista del soggiorno. L'autorità emittente considera la durata e la necessità della protezione, e può rifiutare se la richiesta non è giustificata. In caso di rifiuto, la persona può far valere i rimedi previsti dal diritto interno.

Per la vittima è utile affidarsi a un legale che prepari il fascicolo e coordini la trasmissione. La traduzione dell'ordine e dei documenti è essenziale, perché lo Stato di esecuzione lavora nella propria lingua. Il difensore può anche segnalare la necessità di misure urgenti.

Quali tutele ha la vittima durante il procedimento?

La direttiva richiede che la persona protetta sia informata degli sviluppi e del riconoscimento. Deve poter ricevere informazioni sulla violazione dell'ordine e sulle decisioni di modifica o revoca. Queste garanzie si collegano ai diritti delle vittime previsti dal diritto europeo.

Come si difende l'indagato? Il lato della persona colpita dall'ordine

L'indagato ha diritto a essere informato dell'ordine, a nominare un difensore e a ricorrere contro il riconoscimento. Può contestare la mancanza dei presupposti, la sproporzione della misura e l'erronea traduzione degli atti. Se non conosce la lingua, ha diritto all'interprete e alla traduzione dei documenti essenziali.

Il primo punto da verificare è la legittimità della misura originaria. L'ordine europeo dipende dalla misura di partenza: se questa è stata revocata, scaduta o dichiarata nulla, l'ordine perde il fondamento. La difesa deve quindi acquisire gli atti dello Stato emittente e verificare la durata.

Il secondo punto riguarda i motivi di rifiuto, che la normativa indica in modo tassativo: tra essi la mancanza di doppia incriminazione in alcuni casi, il ne bis in idem, l'immunità, la prescrizione e la minore età. Il terzo è la proporzionalità: la misura non deve limitare la libertà più di quanto serva alla protezione.

Chi risiede in Italia e subisce un ordine proveniente da un altro Stato non deve ignorarlo. Una violazione produce conseguenze penali autonome, e lo Stato che ha emesso la misura può disporre misure più gravi. La difesa può chiedere modifiche del perimetro vietato per esigenze di lavoro o di cura dei figli.

Cosa accade se l'ordine viene violato?

La violazione viene valutata dallo Stato di esecuzione secondo il proprio diritto. Può dare luogo a un reato, a un aggravamento della misura o alla segnalazione allo Stato emittente. Quest'ultimo può modificare la misura originaria o chiedere la consegna con un mandato d'arresto europeo.

Il percorso verso il mandato è quello descritto nella pagina sul mandato d'arresto europeo. Se la violazione è lieve o dovuta a un contatto non voluto, la difesa può dimostrare l'assenza di dolo e la volontà di rispettare l'ordine.

Un aspetto delicato riguarda i rapporti familiari. Quando esistono figli comuni, il divieto di contatto con l'altro genitore può scontrarsi con gli obblighi di visita. In questi casi la difesa chiede al giudice competente una regolamentazione che consenta i contatti necessari in forma protetta.

Come si collega alle altre misure europee?

L'ordine di protezione europeo si inserisce in un sistema di strumenti. La sorveglianza cautelare europea riguarda le misure alternative alla custodia, la probation europea le sanzioni sostitutive, il mandato d'arresto europeo la consegna. L'ordine di protezione si distingue perché tutela la vittima, non regola la libertà dell'indagato.

Per il coordinamento fra misure, la difesa deve verificare quale strumento operi nel caso concreto. Una misura di divieto di avvicinamento può nascere come misura cautelare e poi essere riconosciuta come ordine di protezione, con regole diverse. Si vedano le pagine sulla sorveglianza cautelare europea e sulle sanzioni sostitutive in un altro Stato UE.

Per le misure civili esiste un regolamento distinto, il regolamento (UE) n. 606/2013, con un certificato di riconoscimento. La scelta dello strumento dipende dalla natura penale o civile del provvedimento di partenza.

Cosa fare subito

I primi passi dipendono dal ruolo: vittima che si trasferisce o persona destinataria dell'ordine. In entrambi i casi la tempestività conta.

  1. Procurarsi copia del provvedimento originario e verificarne durata e stato.
  2. Farlo tradurre nella lingua dello Stato di destinazione.
  3. Nominare un difensore in Italia e, se serve, uno nello Stato emittente.
  4. La vittima indica lo Stato di destinazione e la durata del soggiorno.
  5. L'indagato verifica se l'ordine gli è stato notificato e in quale lingua.
  6. Rispettare i divieti fin dal primo momento, anche in attesa di chiarimenti.
  7. Documentare ogni contatto involontario con la persona protetta.
  8. Chiedere modifiche al giudice solo con istanza formale, mai con iniziative personali.

Errori da evitare

  • Cercare un contatto diretto con la persona protetta per chiarire.
  • Ritenere che l'ordine non valga perché notificato in lingua straniera.
  • Ignorare la scadenza della misura originaria, che può far cadere l'ordine.
  • Per la vittima, trasferirsi senza chiedere la protezione all'autorità emittente.
  • Pubblicare messaggi sui social che alludano alla persona protetta.
  • Confondere ordine di protezione penale e provvedimento civile.

Caso pratico (esempio illustrativo)

Situazione. Una donna, vittima di condotte persecutorie, ottiene in uno Stato UE un divieto di avvicinamento nei confronti dell'ex partner. Decide di trasferirsi in Italia per lavoro. L'ex partner vive nello Stato di origine e ha l'abitudine di viaggiare in Italia.

Strategia difensiva. Per la donna, il difensore prepara la richiesta e la traduzione e la trasmette all'autorità emittente. Per l'uomo, il difensore verifica la durata della misura, la notifica e la lingua, e propone di limitare il perimetro ai luoghi di residenza e lavoro, per non impedire i viaggi leciti.

Esito possibile. L'autorità italiana può riconoscere l'ordine e adottare una misura equivalente, oppure rifiutare per un motivo di legge. Le conseguenze delle violazioni dipendono dal diritto dello Stato di esecuzione. Nessun risultato è prevedibile.

Quando contattare l'avvocato

Il consiglio vale per entrambe le posizioni: prima del trasferimento per la vittima, subito dopo la notifica per l'indagato. Lo studio dell'Avv. Francesco Gargiulo si occupa di cooperazione giudiziaria penale, mandato d'arresto europeo ed estradizione. Il numero è +39 338 568 1354, anche su WhatsApp, con reperibilità notturna e festiva per arresti in corso.

In sintesi

  • La direttiva 2011/99/UE permette di far valere in un altro Stato UE le misure di protezione disposte in materia penale.
  • Le misure tipiche sono il divieto di frequentare luoghi, il divieto di contatto e il divieto di avvicinarsi entro una certa distanza.
  • La richiesta spetta alla persona protetta che si trasferisce o intende trasferirsi in un altro Stato membro.
  • Lo Stato di esecuzione riconosce l'ordine adottando una misura prevista dal proprio ordinamento, anche non identica.
  • L'indagato ha diritto a essere informato, assistito e a contestare riconoscimento e violazioni.
  • La violazione dell'ordine può portare a sanzioni penali e, nei casi gravi, a un mandato d'arresto europeo.
  • Lo studio assiste anche di notte e nei festivi: tel. e WhatsApp +39 338 568 1354.

Arresto, mandato o richiesta di estradizione in corso? Ogni ora conta: termini di convalida, udienze e ricorsi sono brevi. Chiami o scriva all'Avv. Francesco Gargiulo: +39 338 568 1354 · WhatsApp · gargiulo.avvfrancesco@yahoo.it.

Domande frequenti

Che cos'è l'ordine di protezione europeo?

È un provvedimento che permette a una persona protetta da una misura penale in uno Stato UE, per esempio un divieto di avvicinamento, di ottenere una tutela equivalente quando si trasferisce in un altro Stato membro. Si basa sulla direttiva 2011/99/UE e sul riconoscimento reciproco delle decisioni giudiziarie.

Chi può chiedere un ordine di protezione europeo?

Può chiederlo la persona protetta che risiede o soggiorna, o intende trasferirsi, in un altro Stato membro. La richiesta si presenta all'autorità dello Stato in cui la misura è stata disposta, che valuta i presupposti e trasmette l'ordine all'autorità dello Stato dove la persona si è trasferita.

Quali misure può contenere un ordine di protezione europeo?

Le misure riguardano divieti penali che tutelano la vita, l'integrità fisica o psichica, la libertà personale o la sicurezza sessuale: divieto di entrare in certi luoghi, divieto di contattare la persona protetta, anche per telefono o tramite terzi, e divieto di avvicinarsi entro una distanza stabilita.

L'indagato può opporsi all'ordine di protezione europeo?

Sì. L'indagato deve essere informato dell'ordine e può far valere i motivi di rifiuto previsti, ricorrere contro il riconoscimento e contestare la proporzione della misura. Ha diritto a un difensore e, se non conosce la lingua, a un interprete e alla traduzione degli atti essenziali.

Cosa succede se violo il divieto stabilito dall'ordine?

La violazione è valutata secondo il diritto dello Stato di esecuzione e può costituire reato o comportare l'aggravamento della misura. Lo Stato che ha emesso la misura originaria può inoltre modificarla o emettere un mandato d'arresto europeo. Conviene quindi rispettare l'ordine e chiedere subito modifiche al giudice.

L'ordine di protezione europeo vale anche per le misure civili?

La direttiva 2011/99/UE riguarda le misure di protezione penali. Per le misure civili esiste il regolamento (UE) n. 606/2013, che prevede un certificato per il riconoscimento di provvedimenti di protezione civili. I due strumenti sono distinti e hanno procedure diverse, anche se l'obiettivo di tutela è simile.

Serve un avvocato per l'ordine di protezione europeo?

Per la vittima l'assistenza di un legale facilita la richiesta e la trasmissione dei documenti, per l'indagato è essenziale per contestare il riconoscimento e prevenire le violazioni. In entrambi i casi la traduzione degli atti e il coordinamento fra due Stati richiedono competenze di diritto penale internazionale.

Fonti normative e istituzionali

Approfondimenti collegati