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Mandato d'arresto europeo

Carta dei diritti fondamentali UE

Quali tutele nell'estradizione e nel MAE

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A cura dell'Avv. Francesco Gargiulo · Aggiornato il · 1904 parole

Risposta breve

La Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea si applica quando uno Stato membro attua il diritto UE, come nell'esecuzione di un mandato d'arresto europeo. Vieta la consegna verso un rischio di tortura (artt. 4 e 19), assicura il processo equo (artt. 47 e 48) e limita le restrizioni dei diritti (art. 52). Nell'estradizione verso Stati terzi pesano anche CEDU e Costituzione.

Carta dei diritti fondamentali UE: i passi da seguire in sintesi
I passi da seguire: Carta dei diritti fondamentali UE
Indice della pagina
  1. Quando si applica la Carta dei diritti fondamentali?
  2. Quali articoli della Carta riguardano l'estradizione?
  3. Come la Corte di giustizia ha applicato la Carta al MAE?
  4. Che ruolo hanno CEDU e Costituzione accanto alla Carta?
  5. Come si prova il rischio di violazione dei diritti fondamentali?
  6. Cosa fare subito per far valere la Carta
  7. Errori da evitare
  8. Caso pratico (esempio illustrativo)
  9. Quando contattare l'avvocato

La Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea nell'estradizione è lo strumento che trasforma la fiducia reciproca tra Stati membri in una fiducia verificabile. Proclamata a Nizza nel 2000 e resa vincolante dal Trattato di Lisbona, la Carta vincola gli Stati quando attuano il diritto dell'Unione, e il mandato d'arresto europeo ne è un esempio. Questa pagina spiega quali articoli contano, come li applicano i giudici e cosa cambia per i diritti fondamentali UE di chi rischia la consegna.

Quando si applica la Carta dei diritti fondamentali?

La Carta si applica alle istituzioni dell'Unione e agli Stati membri quando attuano il diritto dell'Unione (art. 51). La Corte d'Appello che esegue un MAE applica il diritto UE e deve quindi rispettare la Carta, oltre alla legge 69 del 2005 e alla Costituzione.

Fuori dal diritto dell'Unione la Carta non opera in modo diretto. Nell'estradizione passiva verso un Paese terzo, regolata dagli artt. 697-722 del codice di procedura penale, il giudice italiano applica CEDU, Costituzione e art. 698 c.p.p., che vieta la consegna se vi è motivo di ritenere che la persona sarà sottoposta a pene o trattamenti crudeli, discriminatori o a violazioni dei diritti fondamentali.

Questa distinzione spiega perché la stessa persona, a seconda dello Stato richiedente, può contare su un insieme di norme diverso. Il confronto tra le due procedure è nella pagina sulla differenza tra MAE ed estradizione.

Quali articoli della Carta riguardano l'estradizione?

Gli articoli più rilevanti sono il 4, che vieta tortura e trattamenti inumani, il 19, che vieta l'allontanamento verso rischi gravi, il 47, sul ricorso effettivo e il giudice imparziale, il 48, sulla presunzione di innocenza e i diritti della difesa, il 49 sulla legalità delle pene e il 52 sui limiti.

Tabella – Articoli della Carta e rilievo per la consegna

ArticoloContenutoCome incide sulla consegna
Art. 4Divieto di tortura e trattamenti inumani o degradantiCondizioni detentive nello Stato emittente
Art. 19Protezione in caso di allontanamento, espulsione, estradizioneRischio grave di pena di morte o tortura
Art. 47Ricorso effettivo e giudice imparzialeIndipendenza della magistratura, processo equo
Art. 48Presunzione di innocenza, diritti della difesaGaranzie nel processo nello Stato richiedente
Art. 49Legalità e proporzionalità di reati e penePene sproporzionate, retroattività
Art. 52Limiti ai diritti, corrispondenza con la CEDUCriteri per giustificare restrizioni

Per approfondire l'art. 19 si veda la pagina su articolo 19 della Carta UE ed estradizione, mentre il diritto al ricorso effettivo è trattato in quella sull'articolo 47 della Carta UE.

Come la Corte di giustizia ha applicato la Carta al MAE?

La Corte di giustizia ha stabilito che la fiducia reciproca non impedisce di verificare i diritti fondamentali. Con Aranyosi e Căldăraru (2016) ha introdotto la verifica in due fasi sulle condizioni detentive, con LM/Celmer (2018) l'ha estesa all'indipendenza della magistratura, con Dorobantu (2019) ha precisato i criteri sulle carceri.

La prima fase consiste nell'accertare se, nello Stato emittente, esistano carenze sistemiche o generalizzate. La seconda nel verificare se la persona concreta corra un rischio reale. Se entrambe le condizioni sono provate, l'autorità di esecuzione sospende la consegna e chiede informazioni complementari; se il rischio non è escluso in tempi ragionevoli, la rifiuta.

Il metodo ha portato a un lavoro difensivo più documentale. Il difensore costruisce un fascicolo con rapporti, sentenze di Strasburgo, comunicazioni ufficiali. L'approfondimento giurisprudenziale è nella pagina sulla sentenza Aranyosi.

Che ruolo hanno CEDU e Costituzione accanto alla Carta?

La CEDU e la Costituzione restano basi autonome della decisione. L'art. 52 della Carta stabilisce che i diritti corrispondenti a quelli della CEDU hanno lo stesso significato e la stessa portata, quindi la giurisprudenza di Strasburgo informa l'interpretazione della Carta.

Sul piano nazionale, la Costituzione tutela la libertà personale (art. 13), il diritto di difesa (art. 24), la finalità rieducativa della pena (art. 27) e fissa limiti all'estradizione (art. 26 e art. 10). La Corte EDU ha stabilito principi vincolanti: Soering c. Regno Unito (1989) sul rischio di trattamenti inumani, Saadi c. Italia (2008) sul divieto assoluto, Othman (Abu Qatada) c. Regno Unito (2012) sulle prove ottenute con tortura.

In pratica le tre fonti si sommano. La difesa le richiama insieme e il giudice sceglie quella che offre la protezione più alta nel caso concreto, nel rispetto del primato del diritto UE nelle materie di sua competenza.

Come si prova il rischio di violazione dei diritti fondamentali?

Il rischio si prova con elementi oggettivi, attendibili, precisi e aggiornati: rapporti di organismi internazionali, decisioni di giudici europei, documenti ufficiali dello Stato interessato, certificati medici individuali. Una semplice allegazione generica non basta, mentre un fascicolo documentato obbliga la Corte a verificare.

Gli elementi vanno sempre collegati alla persona. Per le carceri, la difesa indica in quale istituto è probabile la detenzione, lo spazio personale disponibile (la Grande Camera in Muršić c. Croazia, 2016, ha ribadito la soglia di 3 m²), le condizioni igieniche e sanitarie. Per il processo equo, indica le norme e le prassi che incidono sull'indipendenza dei giudici.

La Corte d'Appello può chiedere informazioni complementari allo Stato emittente, fissando un termine. Si veda la pagina sulle informazioni complementari sul MAE. Se le risposte non dissipano il dubbio, la consegna può essere rifiutata o subordinata a garanzie specifiche.

Cosa fare subito per far valere la Carta

Far valere la Carta richiede preparazione documentale prima dell'udienza.

  1. Individui lo Stato richiedente e la procedura applicabile, MAE o estradizione.
  2. Chieda al difensore di indicare gli articoli della Carta e della CEDU rilevanti nel caso.
  3. Raccolga rapporti ufficiali sulle carceri e sul funzionamento della giustizia nello Stato richiedente.
  4. Alleghi certificati medici aggiornati, se la salute è un fattore di rischio.
  5. Chieda alla Corte d'Appello di acquisire informazioni complementari e garanzie scritte.
  6. Prepari una memoria che distingua rischio generale e rischio individuale.
  7. Valuti, se necessario, un ricorso alla Corte EDU con richiesta di misura provvisoria.
  8. Segnali subito allo studio ogni fatto nuovo, come un trasferimento o un aggravamento delle condizioni.

Errori da evitare

Invocare la Carta in modo generico è inefficace e può indebolire la difesa.

  • Citare articoli senza collegarli a fatti precisi.
  • Applicare la Carta all'estradizione verso Stati terzi come se fosse sempre diretta.
  • Portare rapporti vecchi o non riferiti allo Stato e alle strutture rilevanti.
  • Ignorare la seconda fase della verifica, cioè il rischio individuale.
  • Dimenticare che la CEDU offre un rimedio autonomo a Strasburgo, descritto nella pagina sul ricorso alla Corte EDU per bloccare l'estradizione.
  • Trascurare il termine per l'impugnazione della sentenza di consegna.

Caso pratico (esempio illustrativo)

Situazione. Un cittadino straniero residente in Italia è destinatario di un MAE emesso per l'esecuzione di una pena. Lo Stato emittente è noto per carceri sovraffollate. Il difensore dispone di rapporti internazionali e di un certificato medico che attesta una patologia cronica.

Strategia difensiva. Il difensore invoca l'art. 4 della Carta e l'art. 3 CEDU, distingue il rischio sistemico da quello individuale e chiede informazioni complementari su istituto di detenzione, spazio personale e assistenza sanitaria. Chiede in subordine garanzie scritte e, in via cautelare, una misura meno afflittiva.

Esito possibile. La Corte d'Appello può sospendere la decisione in attesa delle informazioni, rifiutare la consegna se il rischio non è escluso, oppure disporla se le garanzie sono ritenute sufficienti. L'esito non è prevedibile e dipende dalla qualità delle prove.

Quando contattare l'avvocato

Conviene contattare un avvocato quando si apprende di un mandato o di una richiesta, perché la raccolta dei documenti richiede tempo. Lo studio dell'Avv. Francesco Gargiulo, con sedi a Napoli, Roma e Milano, assiste in procedimenti di MAE ed estradizione e cura la parte documentale sui diritti fondamentali.

Telefono e WhatsApp +39 338 568 1354. Lo studio è reperibile anche di notte e nei festivi per arresti ed estradizioni in corso. Invii una descrizione dello Stato richiedente e dei fatti: consente di orientare subito le ricerche.

In sintesi

  • La Carta vincola gli Stati membri quando attuano il diritto dell'Unione, quindi nell'esecuzione del MAE.
  • L'art. 4 vieta tortura e trattamenti inumani, l'art. 19 vieta l'allontanamento verso un rischio grave di pena di morte o tortura.
  • Gli artt. 47 e 48 tutelano il ricorso effettivo, il giudice imparziale, la difesa e la presunzione di innocenza.
  • L'art. 52 consente limitazioni solo se previste dalla legge, necessarie e proporzionate.
  • La Corte di giustizia ha tradotto la Carta in verifiche concrete su carceri e indipendenza dei giudici.
  • Nelle estradizioni verso Stati terzi si applicano soprattutto CEDU, Costituzione e art. 698 del codice di procedura penale.

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Domande frequenti

La Carta dei diritti fondamentali UE si applica all'estradizione?

Si applica quando la procedura rientra nel diritto dell'Unione, cioè nel MAE e negli altri strumenti di mutuo riconoscimento. Per l'estradizione verso Stati terzi la Carta incide in modo indiretto, per esempio nell'art. 19 sul divieto di allontanamento, mentre contano di più CEDU, Costituzione e codice di procedura penale.

Quali articoli della Carta contano di più per chi rischia la consegna?

Gli articoli 4 e 19 sul divieto di tortura e di allontanamento verso un grave rischio, gli articoli 47 e 48 su ricorso effettivo, processo equo e presunzione di innocenza, l'articolo 49 sulla legalità dei reati e delle pene e l'articolo 52 sui limiti delle restrizioni ai diritti.

La Carta vale più della CEDU?

Sono fonti diverse che si integrano. Per il diritto UE la Carta ha rango di diritto primario ed è interpretata dalla Corte di giustizia. La CEDU è un trattato del Consiglio d'Europa, applicato dalla Corte di Strasburgo. L'art. 52 della Carta precisa che i diritti corrispondenti hanno significato e portata uguali a quelli della CEDU.

Può la Corte d'Appello rifiutare un MAE per violazione della Carta?

Sì, secondo la giurisprudenza della Corte di giustizia, quando vi sono elementi oggettivi e attendibili di un rischio reale di trattamenti inumani o di violazione del diritto a un processo equo, dopo la verifica in due fasi. L'autorità di esecuzione può sospendere la consegna e chiedere informazioni all'emittente.

Chi prova il rischio di violazione dei diritti?

La difesa deve portare elementi concreti: rapporti di organismi internazionali, decisioni di Corti europee, documenti ufficiali, testimonianze. Ottenuti questi, l'autorità giudiziaria ha il dovere di verificare, chiedendo informazioni complementari allo Stato emittente. La sola allegazione generica non basta a fermare la consegna.

Che differenza c'è con la Costituzione italiana?

La Costituzione, agli artt. 10, 13, 24 e 27, assicura libertà personale, difesa e finalità rieducativa della pena, e fissa limiti all'estradizione. La Carta si aggiunge nelle materie di diritto UE. Il giudice applica entrambe, ricorrendo se serve alla Corte costituzionale o alla Corte di giustizia.

La Carta protegge anche chi non è cittadino UE?

Sì. La maggior parte dei diritti della Carta spetta a ogni persona, non solo ai cittadini dell'Unione. Chi è destinatario di un MAE in uno Stato membro può invocare divieto di tortura, processo equo e difesa a prescindere dalla cittadinanza, nei limiti dell'ambito di applicazione del diritto UE.

Fonti normative e istituzionali

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